Art Design – Parliamone con Fabio Masotti

artdesign

Arte e Design, cosa li lega?

La parola arte indica il linguaggio personale con il quale un artista esprime il suo pensiero , ma è anche la radice della parola artigianato, il saper fare, il saper plasmare la materia per creare altro ed il designer è colui che immagina questo “altro”. Cuore, mani e cervello unite in un progetto comune.

Ci sono esempi nella nostra storia?

Qualcosa di molto simile si verificò nei primi anni del novecento quando la produzione, all’epoca esclusivamente a carattere artigianale e riservata ad una clientela nobile e conservatrice, si trovò a dover soddisfare le richieste di una nuova classe sociale: la borghesia.

I borghesi cominciano a chiedere  prodotti che possano identificare il loro stato sociale, qualcosa di nuovo che prenda le distanze da tutto ciò che improvvisamente è diventato vecchio e che fino al giorno prima era intoccabile : “la tradizione”.

Cosa fa l’artigiano a questo punto?

L’artigiano deve trovare nuove idee, nuovi stimoli e nuove tecniche di lavorazione per soddisfare richieste di un pubblico molto più vasto  ed anche con meno disponibilità economiche, ma che si aspetta comunque molto.   Deve pertanto aumentare la produzione industrializzando parte delle lavorazioni, contenere i costi ottimizzando i materiali e creandone di nuovi, trovare un nuovo stile che semplifichi le cose, e tutto questo si trasforma nel miracolo dell’art decò.

In che senso miracolo?

Oggi quando la produzione deve “semplificare”un progetto per rispondere alle esigenze del mercato, salvo rari casi, produce banalità senza identità.  Questo nei primi anni del ‘900 non avviene, anzi  la “semplificazione”si trasforma i una nuova ricerca formale che non prescinde mai dallo stile, dalla qualità e dal valore artistico, il dover “togliere” porta verso linee più pulite, forme nuove e più dinamiche.

Tutte le forme d’arte vengono coinvolte in questo “miracolo”e si contaminano a vicenda e gli artisti hanno un ruolo fondamentale in questa rivoluzione che segna l’inizio del moderno.

Perché gli artisti?

Perché mentre l’artigiano  è chiuso nella sua bottega a lavorare, e per forza di cose resta “fermo”, l’artista si “muove”continuamente perché la ricerca e la conoscenza sono il motore della sua anima creativa.  Nei primi anni del ‘900 poi gli artisti cominciano anche a muoversi fisicamente, nei loro viaggi entrano in contatto con i nuovi fermenti culturali che agitano l’Europa e riportano  in patria emozioni  e idee con le quali contaminano tutto quello che li circonda.

Usi spesso la parola contaminazione.

E’ una parola che mi piace, esprime bene la confluenza di cuore, mani e cervello di cui parlavo.   Mi piacerebbe molto si diffondesse un epidemia di amore per l’arte, per il bello della vita, per la conoscenza, la tolleranza ed il rispetto  che contaminasse questo mondo e lo cambiasse per sempre… ma le epidemie del nostro mondo sono purtroppo di ben altra natura.

A questo punto parliamo di Art Design?

Abbiamo dovuto scomodare la lingua inglese per esprimere al meglio  la fusione tra due realtà apparentemente così diverse eppure complementari.   Non tutti gli artisti sono interessati al design, anzi per molti divagare dal fare”arte pura”è considerato un ripiego, un “arte minore”.  Io credo che l’arte sia un cammino di crescita e lungo questo cammino  mi lascio conquistare dalle emozioni e dalla scoperta di nuovi percorsi, incuriosito dalle nuove mete che posso raggiungere.

L’arte è il motore della mia ricerca, è l’inizio di ogni percorso, è il valore aggiunto che rende unico tutto quello che progetto come designer.   Oggi ogni cosa è design, anche se nasce solo per rispondere a precise esigenze di mercato, senza preoccuparsi  di dire qualcosa di nuovo, senza avere un identità, senza altro Dio se non il profitto.   L’artista che, per sua stessa natura, è fuori da questo sistema è, a mio avviso,anche l’unico ancora capace di essere libero, condizione indispensabile alla creatività.  Il design, in questo caso, permette alla creatività dell’artista di esprimersi in un linguaggio più “democratico”, più vicino alla comprensione ed alle necessità delle persone, riducendo quella distanza reverenziale che a volte si crea nei confronti dell’arte.

Cosa intendi?

Intendo dire che un mobile o una lampada, un oggetto o un gioiello sono più accessibili concettualmente, sono più facili da far entrare in casa e, se con loro entra anche la mia arte, sono riuscito a far entrare nelle case anche lei, portandola a vivere tra le persone nella speranza che possa essere amata, che è poi quello per cui è nata.

L’opera d’arte, in quanto opera unica, è per forza di cose, destinata ad un unico possessore, mentre un opera multipla o un prodotto di design, pur mantenendo l’identità dell’artista che li crea, permettono di amplificarne il pensiero proprio diventando più accessibili.  La loro realizzazione poi, superando il lavoro individuale dell’artista, coinvolge un indotto produttivo  diverso e più complesso.

La contaminazione tra artista ed artigiani torna ad essere quel laboratorio creativo del ‘900 dove tutto diventa possibile e dove senti sulla tua pelle quanto sia esaltante lavorare insieme ed essere orgogliosi di quello che si fa.